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Ricarica gas del condizionatore: quando serve davvero

Redazione Elettronica Service Milano5 min di lettura

Tecnico in divisa rosso lampone collega i manometri all'unità esterna di un climatizzatore su un terrazzo bianco

Il condizionatore non raffredda più come prima o non scalda abbastanza, e il primo pensiero è: “Sarà da ricaricare il gas”. A volte è così, ma molto meno spesso di quanto si creda, e una ricarica fatta senza capire il perché dura poco. Qui trovi come funziona davvero il gas, quali segnali guardare, cosa puoi controllare da solo e cosa deve fare il tecnico.

Il gas non si consuma

Il gas refrigerante non è un carburante. Gira in un circuito chiuso tra unità interna ed esterna e porta il calore da una parte all’altra, sempre lo stesso gas, stagione dopo stagione. Non si brucia e non si esaurisce con l’uso.

Da questo viene la cosa più importante da sapere: se il gas manca, c’è una perdita. Non esiste una ricarica di routine come il tagliando dell’auto. Una perdita può essere così piccola da farsi notare solo dopo anni, per questo tanti pensano che il gas si sia “consumato”. In realtà è uscito poco alla volta.

I punti più comuni sono le giunzioni dei tubi, cioè i raccordi dove le tubazioni si collegano alle due unità, soprattutto se l’installazione non è stata fatta a regola d’arte. Le perdite possono nascere anche dalle vibrazioni, dalla corrosione degli scambiatori o da un tubo danneggiato durante lavori in casa.

I segnali che fanno pensare a una perdita

Nessuno di questi segnali basta da solo a dire che manca il gas, ma insieme sono un buon indizio:

  • Rende sempre meno. La stanza ci mette più tempo a raggiungere la temperatura, poi non ci arriva più. Il calo è di solito graduale, nell’arco di settimane o mesi.
  • Brina o ghiaccio sui tubi. In raffrescamento si può formare ghiaccio sui raccordi dell’unità esterna o sullo scambiatore interno. Attenzione: d’inverno, in riscaldamento, un velo di brina sull’unità esterna è normale e la macchina lo scioglie da sola, come spieghiamo nell’articolo sull’unità esterna ghiacciata.
  • Macchie d’olio vicino ai raccordi. Insieme al gas esce un po’ dell’olio del compressore, che lascia tracce unte e sporco appiccicato.
  • Sibilo continuo. Un leggero fischio vicino ai tubi, diverso dal normale rumore di funzionamento.
  • Codice di errore o spia che lampeggia. Molte macchine si proteggono da sole quando qualcosa non torna. Non provare a indovinare il significato: annota il codice e il modello. La guida alla spia lampeggiante del condizionatore spiega come leggerla.

Tecnico in giacca rosso lampone controlla con un cercafughe elettronico i raccordi in rame sotto un climatizzatore a parete, in una stanza bianca

Cosa controllare prima di chiamare

Molti cali di resa non dipendono dal gas. Questi controlli sono sicuri e possono evitarti un’uscita:

  1. Le impostazioni. Verifica modalità e temperatura sul telecomando. In modalità automatica o deumidificazione la macchina può comportarsi diversamente da come ti aspetti.
  2. I filtri. Togli la corrente, apri il pannello frontale e guarda i filtri. Se sono coperti di polvere passa poca aria, e la macchina rende meno anche con il gas al livello giusto. Lavali con acqua tiepida e rimontali asciutti.
  3. L’unità esterna. Deve avere spazio libero davanti e intorno. Teli, scatoloni e foglie la fanno lavorare male. Guardala soltanto: non aprirla e non toccare i raccordi.
  4. La stanza. Finestre aperte o una stanza molto più grande di quella per cui è stata scelta la macchina danno gli stessi sintomi di un guasto.

Se dopo questi controlli la resa resta bassa, smetti di insistere. Far lavorare a lungo una macchina con poco gas può danneggiare il compressore, che dal refrigerante riceve anche raffreddamento e olio. Se invece il problema si presenta solo d’inverno, parti dalla guida al condizionatore che non scalda.

Se senti un forte sibilo o noti un odore insolito, spegni la macchina, togli la corrente e arieggia la stanza. Il R32, molto diffuso sui modelli recenti, è leggermente infiammabile: niente fiamme libere vicino alla macchina finché non è passato il tecnico.

Perché non basta aggiungere gas

Rabboccare senza cercare la perdita sembra la soluzione più semplice: la macchina riparte e per un po’ va bene. Il gas però continua a uscire, il problema si ripresenta e nel frattempo il refrigerante finisce nell’aria.

I gas più usati nei climatizzatori, come R32 e R410A, sono gas fluorurati a effetto serra e per questo hanno regole precise. Il Regolamento (UE) 2024/573 chiede che, quando viene rilevata una perdita, l’apparecchiatura sia riparata senza indebito ritardo. Per gli impianti soggetti ai controlli periodici delle perdite, tipici delle macchine più grandi, la riparazione va anche ricontrollata da una persona certificata dopo almeno un giorno di funzionamento e comunque entro un mese. Se gestisci impianti in un ufficio o in un negozio, trovi di più nella pagina sulla climatizzazione per aziende, uffici e hotel.

Cosa fa il tecnico F-GAS

Un tecnico certificato F-GAS, cioè abilitato per legge a lavorare su questi refrigeranti, non parte dalla bombola. Di solito lavora in quest’ordine:

  1. Misura. Con i manometri legge le pressioni e le confronta con le temperature dell’aria e dei tubi, per capire se il problema è davvero il gas.
  2. Cerca la perdita. Usa un cercafughe elettronico e un prodotto schiumogeno sui raccordi. Se la perdita è molto piccola può servire una prova in pressione con azoto.
  3. Recupera il gas rimasto. Non lo sfoga in aria: lo aspira con una macchina apposita.
  4. Ripara. Rifà la giunzione o sostituisce il pezzo danneggiato, poi verifica che il circuito tenga.
  5. Fa il vuoto. Una pompa toglie dal circuito aria e umidità, che danneggiano la macchina nel tempo.
  6. Carica il gas giusto, a peso. Tipo e quantità sono quelli indicati in targhetta. Troppo gas fa danni quanto troppo poco.
  7. Prova la macchina. Controlla pressioni, assorbimenti e temperatura dell’aria in uscita.

A fine lavoro chiedi di annotare dove era la perdita, cosa è stato riparato, che gas è stato usato e in che quantità. Se il problema tornasse, il prossimo tecnico partirebbe da lì.

Non sempre riparare conviene. Su una macchina molto vecchia, o con uno scambiatore corroso, il gas previsto può non essere più utilizzabile o la spesa può non avere senso. In quel caso devi saperlo prima, per poter confrontare riparazione e sostituzione.

Prevenire le perdite

Le perdite si prevengono soprattutto con una buona installazione e con controlli regolari, che le scoprono quando sono ancora piccole. Una verifica prima della stagione calda o fredda può comprendere anche il controllo del gas: trovi cosa include nella pagina manutenzione e sanificazione condizionatori.

Se il tuo climatizzatore rende meno e i controlli qui sopra non hanno risolto, guarda la pagina ricarica gas condizionatori. A Milano interveniamo con tecnici certificati F-GAS: prima cerchiamo la causa, poi ricarichiamo. Ti diciamo il costo prima di intervenire.

Domande frequenti

Ogni quanto va ricaricato il condizionatore?

Non c'è una scadenza. Un impianto senza perdite può lavorare per tutta la sua vita con il gas messo all'installazione. Se ti propongono un rabbocco ogni anno, chiedi prima dove si trova la perdita.

Posso ricaricarlo da solo con un kit comprato online?

No. Sul circuito del refrigerante può lavorare solo un tecnico certificato F-GAS. Servono strumenti per misurare le pressioni, fare il vuoto e pesare il gas, e una carica sbagliata può danneggiare il compressore.

Quanto costa una ricarica?

Dipende da tre cose, cioè il tipo e la quantità di gas, il tempo per trovare la perdita e la riparazione necessaria. Per questo il costo si può indicare solo dopo aver visto il modello e capito il problema, e te lo diciamo prima di intervenire.

Come faccio a sapere che gas ha il mio condizionatore?

Guarda la targhetta sull'unità esterna. Riporta il tipo di refrigerante, per esempio R32 o R410A, e la quantità caricata in fabbrica. Una foto della targhetta è utile da mandare al tecnico prima dell'uscita.

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